Riflessioni sostenibili

Il weekend del 9-10 ottobre, nell’ambito della Festa della SOStenibilità di Schio, c’è stata la presentazione pubblica del progetto ecovillaggio e community, con gli interventi di diversi professionisti del settore che hanno supportato l’evento con la loro esperienza e conoscenza. La sala gremita e l’interesse del pubblico sulle tematiche sviluppate nell’arco del primo weekend, con domande pertinenti ed interventi precisi, hanno ribadito il fatto che sempre più persone si stanno avvicinando a questo grande tema che riguarda la sostenibilità individuale e collettiva nei suoi diversi aspetti, in una visione sempre più olistica e partecipativa della vita. Divulgare tecnologie ecologiche e compatibili con l’ambiente o, come è avvenuto nella serata del 9 ottobre, far conoscere le antiche ma sempre valide tecniche costruttive con materiali “poveri” e naturali, va nella direzione di formare una rete ancora più ampia di persone, tra professionisti del settore e persone comuni, che inizino a progettare o a richiedere sempre più prodotti di questo tipo.

Gli interventi di Werner Schmidt e Gaia Bollini ci hanno permesso di approfondire la conoscenza di paglia e terra come materiali da utilizzare anche in edilizia, scoprendone pregi (tanti) e difetti (pochi e facilmente superabili). Per quanto riguarda l’Italia, le attuali norme vigenti in campo edilizio sembrano porre dei limiti sul loro utilizzo, considerandoli al massimo semplici riempitivi isolanti, lasciando a legno, cemento e poco altro la funzione di struttura portante. Come per ogni altro settore, anche in edilizia è solo l’esempio, la conoscenza e la formazione di nuove figure professionistiche, più sensibili ai grandi temi della sostenibilità, ecologia, rispetto della natura, insieme all’aumentare della domanda di mercato in tal senso, che potranno modificare lo stato delle cose.

Prendendo spunto dall’intervento di Alfredo Camozzi, presidente della RIVE, si può affermare che è giunto il momento non solo di desiderare uno stile di vita più consono al ritmo della Terra, più a contatto con la natura e con le persone, ma sopratutto di agire, di mettersi in prima linea affinché questi cambiamenti non siano solo idee e proposte da scambiarsi negli incontri pubblici e in rete, quanto scelte concrete e quindi esperienze vissute che possano essere d’esempio e di insegnamento, come sta avvenendo ad esempio con il progetto EVA di Pescomaggiore, dove la necessità urgente di dare un tetto a chi ha perso la casa a causa del terremoto, si è trasformata in una vera scuola di vita in continua evoluzione.

Quando c’è volontà e determinazione le cose avvengono, si materializzano e divengono concrete. È importante però tenere sempre presente che qualunque scelta, per quanto eticamente valida e improntata sulla sostenibilità, deve passare dal rispetto reciproco, verso le persone con le quali ci relazioniamo, verso la Grande Madre che ci ospita, verso le comunità esistenti attorno al luogo dove si andrà a costruire, ecc.

Subentra pertanto un altro aspetto importante del nostro viaggio, l’integrazione, che può avvenire su più livelli. L’uomo, tendenzialmente invadente ed egocentrico, ha messo spesso in secondo piano questo aspetto. Inquinare la terra, sfruttarla all’inverosimile, deturpare il paesaggio, è agire secondo il principio disgregante della separazione. Rifiutare il prossimo, ribadire confini e proprietà, sbandierare la propria appartenenza a qualcosa va sempre nella direzione opposta al senso di integrazione.

Costruire un ecovillaggio in una zona già abitata da altre persone, comporta sempre un riassetto degli equilibri esistenti, in particolare quando le comunità già presenti sono esigue nei numeri, e l’integrazione è fondamentale per la crescita di quel territorio.

L’esperienza di Pescomaggiore ci è di aiuto nell’osservare questo. Questo piccolo borgo della provincia de L’Aquila, situato a quasi 1000 metri di altitudine sul livello del mare, è al centro di un processo di crescita e cambiamento sociale dai molteplici e per certi versi affascinanti aspetti. Già in fase di abbandono prima del tragico evento del terremoto del 6 aprile 2009, questo borgo antico ha subìto un ulteriore contraccolpo dopo quella tragica notte. A oggi la ricostruzione e il recupero di ciò che rimane è ancora in stallo, in attesa delle lente decisioni burocratiche e politiche che tardano ad arrivare (o forse mai arriveranno). In questo preesistente contesto comunitario di circa 40 abitanti in tutto, il progetto EVA si pone nell’ottica non solo di costruire, poco fuori dal borgo, e senza attendere l’intervento statale, alcuni edifici in legno e paglia per chi ha perso la casa ed è senza alloggio, ma sopratutto sta divenendo un esempio concreto di cosa significa interagire ed integrarsi con l’ambiente circostante, compresa quindi la comunità esistente.

La nascita di questo ecovillaggio ha fatto confluire negli ultimi mesi menti e cuori che hanno aiutato i futuri abitanti a progettare ed avviare non solo la costruzione delle abitazioni, ma anche i servizi necessari e le attività agricole annesse, in un’ottica più ampia di un semplice quartiere-dormitorio. Questo progetto inoltre ha dato ulteriore slancio agli intenti del Comitato per la rinascita di Pescomaggiore, nato prima del terremoto proprio per sensibilizzare persone e istituzioni sulla necessità e possibilità di ripopolare l’antico borgo semiabbandonato.

L’intento dichiarato di questo ecovillaggio di non allargare ulteriormente l’abitato in costruzione, restando al progetto iniziale di sei-sette edifici, è proprio quello di dimostrare che quel paese di montagna può rivivere solo se viene ricostruito anche il suo antico borgo, se si recuperano gli spazi, i muri, le strade che formano quel contesto. Mentre le attività che ruotano attorno all’ecovillaggio sono quei punti di contatto con la comunità precedente che creano rete e condivisione, apertura reciproca per un nuovo modo di relazionarsi.

È logico che, quando si avviano grandi cambiamenti, resistenze e dubbi esistono un po’ ovunque. Il rispetto e la comprensione di ciò che accade invita a non forzare le dinamiche, a voler convincere per forza chiunque della bontà e validità di ciò che si sta facendo, ma ad accettare che qualcuno che osteggia o è diffidente del nuovo che arriva ci sarà sempre, e che solo l’esempio e il tempo potranno dare nuove risposte e chiarimenti, se si resta comunque fermi e decisi sui propri intenti. In questi frangenti ogni parte in causa dovrebbe fare spazio dentro di sé e lasciare che il nuovo agisca per integrare. Nel movimento evolutivo e dinamico della vita, ogni cambiamento, quando si mette in moto, è inarrestabile, e trova sempre il proprio modo di manifestarsi, e ogni resistenza diviene uno sforzo immenso da sostenere.

Come San Rocco Community possiamo e dobbiamo fare tesoro di questo insegnamento. È un tema che tra i pionieri è stato ben presente fin da subito. L’impatto che avrà questo ecovillaggio sul territorio è significativo, sia in termini di utenze residenziali (40-50 persone aumentano del 5% la popolazione del Tretto in un solo colpo) che di spazi occupati. L’ecovillaggio che nascerà sarà di per sé una nuova contrada, dove privato e pubblico andranno a braccetto. È stato perciò automatico considerare importante e prioritario avviare una proficua rete di relazioni con le comunità esistenti, siano esse le frazioni del Tretto, piuttosto che le singole contrade che le compongono.

L’ecovillaggio, anche in queste fasi iniziali di progettazione, vuole essere innanzitutto uno spazio aperto, dove far confluire nuove scuole di pensiero, nuovi modi di vivere, uniti all’esperienza di chi conosce la storia di quei luoghi, di chi vive quella terra, quelle montagne, e ne conosce forze e debolezze. L’ecovillaggio, nella sua accezione più completa, è uno strumento che avvicina i cuori delle persone, toglie limiti e resistenze e aiuta le persone a relazionarsi in modo proficuo e armonico. È un grande unico spazio di condivisione, rivolto all’interno per preservarne valori e intenti, ma in espansione verso l’esterno per cogliere nuove opportunità e valorizzare le relazioni tra le persone, come sta avvenendo ora con l’esperienza di Casa Esta, attuale sede della Community e laboratorio di cohousing.

Forse i tempi di questa integrazione finora non hanno coinciso con la volontà reciproca. Da parte nostra le diverse attività che ci hanno coinvolto negli ultimi mesi non ci hanno permesso di comunicare direttamente con la comunità del Tretto nel modo migliore, concentrandoci principalmente sulla divulgazione del progetto in altri ambiti per trovare nuovi pionieri che vogliano “compromettersi”. Internet offre la possibilità di giungere con le informazioni in tempo reale e direttamente a chi è interessato, ma sappiamo anche che riduce la qualità delle relazioni, in quanto vengono a mancare quei requisiti di contatto visivo, fisico, energetico che sono alla base delle relazioni umane. Il blog è solo uno strumento che usiamo per velocizzare la comunicazione, ma sappiamo non essere la modalità principale. L’Open Day del 26 settembre, e i recenti convegni alla Festa della Sostenibilità, ci hanno permesso di cogliere nuove opportunità di scambio ed interazione, aiutandoci ad entrare in contatto con le persone in modo più propositivo ed esaustivo.

L’invito ricevuto e accolto di presentare il progetto direttamente alla comunità del Tretto sarà un ulteriore passo avanti verso la conoscenza reciproca, per poter sciogliere dubbi e paure, o perlomeno fare maggior chiarezza su ciò che è e vuole essere la San Rocco Community.

Matteo Brancati

PAGINE CORRELATE:

Video e foto Festa della Sostenibilità ∞

Programma dei convegni “Abitare secondo Natura” ∞

Approccio progettuale ∞ (in collaborazione con gli architetti M. Zampieri e F. De Franceschi)

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