Ci sono tanti modi per affermare di essere.
Il pensatore dice: penso dunque sono.
L’innamorato dice: amo dunque sono.
Il marinaio dice: navigo dunque sono.
Il commerciante: vendo dunque sono.
Il pilota: volo dunque sono.
Io, che mi sentirei di dire?
Direi: Sogno dunque sono.
Sognare non come vaneggiare,
ma suscitare e accogliere visioni.
Sognare non come illudersi,
ma come illuminarsi.
Sognare non come delirare,
ma come desiderare ardentemente la bellezza, la verità e il bene.
Sognare non come fuga dalla realtà,
ma come pratica effettiva dell’Amore.
Sognare non come via d’uscita disperata,
ma come via d’accesso alla speranza e alla fiducia.
Sognare non come dimenticare il finito,
ma come ricordare l’infinito.
Sognare non come auto-seppellimento nel proprio sarcofago di carne,
ma come Amore del corpo verso l’Anima e brivido dell’Anima verso lo Spirito.
Solo il Sogno ramifica nella verità
e si estende capillarmente nell’essere, riepilogandolo.
Solo il Sogno decifra tutte le vie del possibile
per cifrare l’impossibile da cui non si ottiene mai un rifiuto.
Solo il Sogno scopre e modella sempre l’eterno anche in una foglia che cade.
Perciò sfida il limite con inaudita libertà.
Sa guardare la luce dal cuore dell’ombra e viceversa.
Il Sogno non teme il corpo e la sua impermanenza,
infatti è l’unico che se ne prende cura in ogni istante.
Non teme la morte: sa aprirla come una porta e oltrepassarla.
Il Sogno conosce se stesso e l’altro sia dall’interno sia in lontananza.
Il Sogno è sempre la domanda ed è insieme sempre la risposta
e questo lo rende stupefacente al di là d’ogni altra cosa.
Soprattutto il Sogno crea nell’attimo stesso in cui rivela.
Sì, il Sogno, in fondo a tutti i suoi vortici, Crea.
(Lorenzo Ostuni ∞, tratto dal numero di Ottobre 2009 del mensile Totem)



