Riprendiamoci la terra

Mercoledì 18 maggio, al Teatro Astra di Schio, alcuni pionieri hanno avuto il piacere di partecipare alla conferenza tenuta da Carlo Petrini, presidente internazionale di Slow Food, sul tema “Riprendiamoci la terra”.

E’ stato un incontro entusiasmante, ricco di informazioni e di propositi da attuare, sostenuto egregiamente dalla passione e capacità dialettica del relatore. Un breve ma sapiente excursus che, partendo dalle origini del movimento Slow Food, ha intersecato concetti socio-politici, economici e gastronomici, per mettere in risalto non solo le contraddizioni di una società tendente all’entropia (caos e disorganizzazione), quanto le potenzialità e opportunità che questo momento prolungato di “crisi” sta offrendo per modificare fin da ora il modo di agire di noi tutti nei confronti di Madre Terra e delle sue risorse.

Si è parlato di “Gastronomia” intesa come “scienza complessa e interdisciplinare che studia il cibo e tutto quanto gli è inerente”. La gastronomia perciò coinvolge tutta la filiera del cibo, da chi lo produce (Madre Terra in primis) a chi lo prepara, a chi lo consuma. Ciò che ci viene propinato dai media a tutte le ore del giorno, oltretutto con ricette sempre più improbabili che non tengono conto del reale valore del cibo, è solo una millesima parte del concetto di Gastronomia.

Per Petrini la Gastronomia è conoscenza del territorio e della sua biodiversità, rispetto del ciclo della Natura e degli elementi presenti nell’habitat, riscoperta delle specie endemiche per un maggior connubio con la terra d’origine e fuori dalle mode e tendenze culinarie del momento, valorizzazione del prezioso lavoro degli operatori diretti, e tra tante altre cose sapienza del mangiare. Dovremmo agire insieme per recuperare le antiche conoscenze legate al cibo nei suoi diversi aspetti, non come mero effetto nostalgia o come rifiuto della modernità, quanto come primo passo per un’integrazione con ciò che di buono e utile la tecnologia e la scienza possono offrire affinché il ritorno alla Terra sia veramente produttivo in modo reciproco, ed evitare che sia il cibo a mangiare noi.

Il cambiamento di paradigma, oramai inevitabile, inoltre deve necessariamente passare anche da un modo diverso di porsi nei confronti del cibo e in generale delle risorse della terra. Quanta acqua si utilizza per produrre cibo industriale e mantenere allevamenti intensivi? Quanta energia prodotta da elementi naturali (gas, carbone, petrolio, ecc.) si spreca per elaborare e trasformare il cibo in infinite varianti incompatibili con il nostro organismo? Sprechi che coinvolgono diversi settori, dallo scarto di prodotto all’imballaggio, dal trasporto merci all’invenduto. Sprechi che si diffondono nei nostri frigoriferi e dispense, spesso riempite all’inverosimile di cibo che si dimentica di avere a disposizione superando le date di scadenza con facilità e superficialità.

Il vero cambiamento avverrà quando sempre più persone inizieranno a porre maggior attenzione a questi aspetti connessi ed interdipendenti tra di loro, ed opereranno con una visione olistica al servizio del bene comune. La riduzione dello spreco per esempio necessiterà a sua volta di un cambio di paradigma sul modo di concepire l’economia e su una trasformazione radicale delle attività lavorative; la richiesta di cibo più genuino e nutriente o di prodotti del territorio serviranno a ridurre l’inquinamento ambientale dovuto ad elementi chimici ed emissioni nocive, ecc.

Personalmente, a tutto questo, aggiungerei una visione ancora più olistica del concetto di Gastronomia, che se riguarda il nutrimento in tutti i suoi aspetti, dovrebbe tenere conto anche del nutrimento dell’Anima, della Mente e del Cuore. Il disordine alimentare, tipico della nostra società, è sempre più associato ad un disordine interiore, ad una mancanza di equilibrio armonico che riguarda tutti i livelli del nostro corpo, da quello fisico a quello energetico a quello mentale. Coltivare pensieri negativi, spesso legati al concetto di giudizio, e/o seminare emozioni distruttive, portano ad una malnutrizione del nostro Essere che insieme alla mancanza di cultura del gusto, creano gravi disordini non solo individuali ma anche sociali e globali.

In questa ottica il progetto Terra Madre, sviluppatosi come naturale evoluzione di Slow Food, risulta essere un importante e potente strumento di condivisione delle idee e di realizzazione pratica che riunisce lavoro e cultura, tradizione e innovazione, arte e spiritualità in un unico ma allo stesso tempo diversificato nucleo creativo. Terra Madre ha visto in pochi anni la crescente ed entusiastica partecipazione attiva dei veri protagonisti del mondo gastronomico: i contadini, i pescatori, i pastori, i cuochi, le comunità del cibo, che ogni giorno condividono il loro sapere e saper fare per la collettività. Terra Madre è una rete di persone provenienti da tutto il mondo, persone che sentono una forte appartenenza alla propria terra e conoscono i principi che ne regolano la vita, la ascoltano, la accudiscono con cura e ne percepiscono la sacralità. Il tutto oltre le logiche di mercato e profitto individuale, esposizione mediatica e fanatismo culinario e culturale.

Per approfondire ulteriormente questi temi appena accennati e altro ancora suggeriamo la lettura dell’ultimo libro di Petrini “Terra Madre – come non farci mangiare dal cibo” (Giunti&Slow Food Editore) e di questa breve intervista pubblicata da Il Giornale di Vicenza il giorno successivo all’evento: “Contro gli sprechi bisogna cambiare la gastronomia”

Per concludere vi segnaliamo un’importante iniziativa promossa da Slow Food a margine dell’incontro: il Progetto Mille Orti, che prevede la realizzazione di orti autogestiti in tutte le comunità africane che vorranno aderire all’iniziativa, iniziando da quelle già connesse alla rete di Terra Madre.
Per ulteriori informazioni potete consultare il seguente depliant informativo (versione pdf)

Matteo

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