Perché sì…

Pubblichiamo una lettera che Irmgard, lettrice di Aam Terranuova, ha inviato alla rivista a seguito dello special sui progetti di ecovillaggio in Italia, pubblicato nel numero di ottobre.

Di seguito la risposta di Enrico, pioniere e presidente della San Rocco Società Cooperativa, ente che nella Community si occupa del progetto e della prossima realizzazione dell’ecovillaggio Corte del Vento, a San Rocco di Tretto.

Buona lettura e grazie a Irmgard per la lettera.

Tretto. Zona dove sorgerà l'ecovillaggio Corte del Vento

La zona dove sorgerà l’ecovillaggio Corte del Vento, al Tretto di Schio (VI).

12 ottobre 2012

Leggo da tanti anni la vostra rivista alla quale sono abbonata, con grande interesse e spesso ci sono articoli che parlano degli ecovillaggi, descritti sempre in modo positivo.

Nell’ultimo numero di ottobre vi occupate di 22 nuovi progetti di ecovillaggi. Ci sono anche ecovillaggi costruiti ex nuovo.

Sappiamo però che il consumo del suolo e un gravissimo problema. La superficie terrestre non aumenta e per la massiccia cementificazione ci sono già in atto dissesti idrologici, frane, diminuzione della superficie agricola, interi paesaggi compromessi, per non parlare dell’aspetto estetico. Ci sono movimenti che si battono per fermare questo scempio.

Poi devo leggere su Terra Nuova, il mensile per l’ecologia della mente e la decrescita felice,  dell’ecovillaggio San Rocco Community (lo prendo come esempio) con costruzioni nuove per 11.300mq, un enorme consumo di suolo. Poco importa se le case sono costruiti in paglia o legno. Non si dovrebbe nemmeno chiamare “ecovillaggio”! Siamo alla solita rincorsa al terreno edificabile per cementificarlo!!! Li chiamate “pionieri” ma con tutto il rispetto per queste persone, che con coraggio iniziano percorsi nuovi, non siamo nei territori sconfinati dell’Outback australiano. Siamo in Italia dove il territorio da occupare è finito.

Gli ecovillaggi dovrebbero solo sorgere nei posti dove già esistono delle strutture da recuperare.

Quanti paesi medievali anche sulle colline sono semivuoti, e nemmeno le villette nuove costruite fuori si riescono più a vendere, eppure anche gli ecologisti si mettono a buttare il cemento!

Da Terra Nuova mi sarei aspettata un minimo di critica, e non il solito elogio e la solita pubblicità!

 C’è anche un altro aspetto riguardante gli ecovillaggi, mai preso in considerazione. Se ci si ritira nei luoghi più sperduti per vivere l’esperienza ecologista, circondati da persone che la pensano nella stessa maniera, si rischia di vivere  come in un ghetto. Sicuramente  l’ecovillaggio è aperto verso l’esterno e accoglie ben volentieri gli ospiti che però normalmente sono già su percorsi di cambiamento. Pur riconoscendo che  gli ecovillaggi possono essere riferimenti utili e importanti, per cercare di fare cambiare stile di vita, bisogna soprattutto vivere tra la gente “normale”, confrontandosi con loro tutti i giorni e fare vedere attraverso il proprio esempio che è possibile vivere in modo più ecologico.

Ringraziandovi per l’attenzione vi saluto

Irmgard Testi-Kranawetter  –  Casciana Terme (PI)

18 ottobre 2012

Cara Irmgard,

quando rivolgo lo sguardo dentro, il mio sentire è lo stesso tuo: un velo di rammarico mi è rimasto, come pioniere della San Rocco Community, per non essere riusciti, nella nostra ricerca iniziale, a trovare qui nell’alto vicentino un borgo, un gruppo di case, una struttura esistente dove realizzare il nostro sogno: andare a vivere assieme. Come te, avrei preferito una ristrutturazione, riportare a nuova vita case in pietra già esistenti, che dalle nostre parti abbondano. Ma pochissimi qui vendono casa. E quei pochi vuol dire una casa qui e una là, e là può essere a chilometri di distanza.

Siamo veneti pedemontani, non so chi di noi sarebbe stato disponibile a trasferirsi in altre zone d’Italia. Così quando è stato tempo di scegliere, avevamo due possibilità: o aspettare ancora, sperando che prima o poi qualcosa di già esistente si rendesse disponibile, oppure fare un gesto concreto, iniziare da un terreno vergine. Abbiamo scelto la seconda. Abbiamo sbagliato? Forse si, non lo sapremo mai. Abbiamo dovuto scegliere: il cammino di avvicinamento all’eco villaggio è pieno di compromessi, di punti stretti di passaggio dove sei costretto ad accettare qualcosa di diverso da quello che hai sognato. E se non lo accetti, ti fermi. Abbiamo tutti in mente infinite sfumature di grigio per ritrarre i nostri sogni, ma poi la realtà qualche volta ti mette di fronte a bianco o nero, sì o no, vita o morte.

Nell’articolo c’è un errore: sono 2.300 mq massimi edificabili, non 11.300; certo il principio non cambia. Una delle riflessioni che ci ha aiutato ad accettare di costruire ex-novo, è stato il fatto che l’energia necessaria per far funzionare le nostre case sarà, a regime, pochissima e interamente da fonti rinnovabili. Il fabbisogno per riscaldare è minimo, 1 o 2 quintali di legna a stagione per ogni casa; legna reperibile sul posto, nei nostri abbondanti boschi, fonte facilmente rinnovabile. L’elettricità e l’acqua calda verranno dal sole, di rinfrescare non c’è bisogno. Non ci saranno apparecchi a gas. Nessuna casa di pietra avrebbe potuto essere riscaldata con così bassi consumi.  La paglia ed il legno assicurano questo grande vantaggio. E poi permettono di ridurre al minimo il famigerato cemento. Certo, un prato diventa eco villaggio: che madre terra porti ancora un po’ di pazienza verso questi suoi figli maldestri che non hanno ancora imparato a vivere in armonia con il creato. In cambio del suo permesso a procurarle ancora ferite, noi ci impegniamo ad introdurre nella nostra quotidianità piccoli gesti per consumare di meno, essere più compassionevoli e solidali tra noi e tornare ad affondare le mani nella sua materia scura e fertile che cura e nutre.

E c’impegniamo ad entrare in contatto con una comunità esistente, quella del Tretto, l’altopiano in comune di Schio, in provincia di Vicenza, dove andremo a costruire, con l’umiltà dell’ultimo arrivato. Entriamo in punta di piedi chiedendo permesso a madre terra e agli abitanti che qui vivono da generazioni e generazioni, un popolo orgoglioso e tenace di origini germaniche, che con madre terra ha già un rapporto molto stretto, se pur molto diverso dal nostro. Entriamo con la speranza di poter testimoniare uno stile di vita sobrio, relazioni più compassionevoli e solidali tra di noi, e noi significa non solo all’interno del nostro gruppo ma anche con i futuri vicini di casa. Nell’eco villaggio Corte del Vento non ci saranno recinti, non ci sarà un dentro e un fuori, non ci saranno confini. Se Dio ci aiuta, saremo una macchia che si espande tra le genti che già abitano lì e tra coloro che si aggregheranno a noi cammino facendo, che ancora non conosciamo. Questa è la nostra testimonianza, il nostro tentativo di trovare, sperimentare, indicare una strada diversa, una strada tra tante, senza pretese di essere migliori di chi sceglie di vivere e testimoniare l’ecologia in modo diverso.

Buona vita.

Enrico Rilievo, San Rocco Community

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One response to this post.

  1. Grazie per ridare forza
    con cuore pulito
    ai tentativi di chi
    come voi
    cerca di far qualcosa
    e per questo si espone alle critiche.
    La perfezione non ci appartiene ancora
    ma iniziamo qualche passo
    verso la Bellezza

    Rispondi

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